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Note di Sandro Petraglia e Stefano Rulli
PERCHE’ CEFALONIA?
Cefalonia per raccontare un grande “no”, pronunciato dai soldati e dagli ufficiali della Divisione Acqui che, di fronte all’arroganza nazista, scelsero di combattere ponendo i presupposti per l’Italia della democrazia. Per ricordare il sacrificio di migliaia di uomini, vittime prima della ferocia della Wehrmacht e poi dell’oblio. Per dire non solo di un tragico eccidio ma anche del riscatto di chi seppe resistere e vincere.
Cefalonia per parlare non dell’ultima pagina del vecchio ordine fascista in disfacimento, ma della prima pagina del nuovo ordine democratico. Non la morte, ma la nascita della Patria. Cefalonia per raccontare miti immortali, eterni, presenti tra noi, attraverso una storia mitica dove uomini semplici, messi a confronto con la follia della guerra, finiscono per incarnare inconsapevolmente valori e sentimenti atemporali: la malinconia di Achille, l’infinita corsa di Filippide, la ribellione etica di Antigone, il coraggio solitario di Ulisse...
Cefalonia per raccontare l’eroismo della gente comune, che certe volte fa la Storia ma che la Storia dimentica. E dunque per scrivere - tra i tanti personaggi - quello del sergente Saverio Blasco, che odia la guerra eppure è costretto dalla sua data di nascita a consumare la giovinezza passando da un conflitto all’altro. Il sogno di un’esistenza normale, la rabbia per la vita non vissuta, l’aspirazione ad avere una casa, una donna, un lavoro dei figli, tutto appare congelato in lui nella rassegnazione del sopravvivere. Questo fin quando capisce di essere capitato dentro uno di quei momenti in cui gli eventi diventano Storia e gli chiedono di schierarsi.
Dunque Cefalonia per poter narrare il sergente Saverio - e per lui l’Italia migliore - che emerge dalla tempesta dell’8 settembre recuperando, con la lotta al nazismo, la dignità perduta.
In onda lunedì 11 e martedì 12 aprile su RAI UNO |